Sezione Risorgimento e Storia contemporanea

L’allestimento del Museo, che è ospitato nelle sale al piano nobile di palazzo Olginati affacciate su piazza Medaglie d’Oro, approfondisce la storia comasca del XIX e XX secolo, citando luoghi, fatti e personaggi con l’aiuto di testimonianze e cimeli in molti casi donati dagli stessi cittadini.

Le sale iniziali del Museo Storico sono dedicate al periodo risorgimentale. I visitatori sono accolti da un busto in marmo bianco di Giuseppe Garibaldi, opera di Piero Clerici, che è esposto nel ponticello di passaggio che collega Palazzo Giovio a Palazzo Olginati, sopra la via Balestra. Gli oggetti qui esposti presentano una rapida sintesi degli avvenimenti precedenti al 1848 con particolare riferimento ai moti carbonari.

La prima sala è dedicata alle vicende degli anni 1848-1849, che hanno visto la prima guerra di Indipendenza e l’insurrezione delle Cinque Giornate di Como (18-22 marzo 1848). Alle pareti dominano i ritratti di alcune figure cruciali di questo periodo storico, come Mazzini, Carlo Alberto, Pio IX e Garibaldi, con un quadro del Brunati che ricorda il trasporto di Anita morente nelle valli di Comacchio. Una parte della sala è dedicata agli Austriaci, con i luoghi, gli stemmi e i personaggi che sono diventati simbolo della loro dominazione, mentre il resto dei cimeli esposti ci parlano dell’insurrezione, del Governo Provvisorio di Como e dei volontari comaschi che hanno combattuto nella Guardia Nazionale e nell’Esercito Piemontese. Uno spazio particolare è riservato al ricordo dei patrioti comaschi, fra i quali si possono citare Francesco Anzani e Luigi Dottesio.

Si passa poi alla sala dedicata agli eventi del 1859, con particolare rilievo dato alla Battaglia di San Fermo, combattuta il 27 maggio contro gli Austriaci e vinta da Garibaldi, che scese poi a Como come trionfatore. Al centro domina la grande tela di Sebastiano De Albertis che ritrae la “Morte del capitano De Cristoforis”, avvenuta proprio a San Fermo. Le vetrine espongono cimeli dell’esercito austriaco, dell’esercito piemontese e dei volontari al comando di Giuseppe Garibaldi, i Cacciatori delle Alpi, con manichini in divisa, quadri, armi e oggetti raccolti sui campi di battaglia. Si può ammirare anche il bel quadro del Trezzini che ritrae se stesso con la divisa di Sergente dei Cacciatori delle Alpi. Lo spirito patriottico della popolazione ci viene testimoniato da alcuni documenti originali di propaganda. Molto interessanti sono alcuni documenti personali di soldati appartenenti al corpo dei Cacciatori delle Alpi, qui rappresentato anche da documenti ufficiali. Una serie di stampe a colori, riproduzione di disegni originali che il pittore Bossoli aveva eseguito per il giornale “The Times”, illustra alcuni episodi salienti della Campagna del 1859.

La sala garibaldina, in cui spicca un grande quadro del Majani raffigurante un episodio della battaglia di Mentana del 1867, è dedicata a Garibaldi e ai suoi seguaci, dalla spedizione dei Mille del 1860 agli ultimi sprazzi del volontarismo delle camicie rosse nelle Guerre Balcaniche del 1912-13. Garibaldi domina da una grande tela del Brunati accanto ad una delle sue camicie rosse delle ultime Campagne. Una vetrinetta raccoglie alcuni oggetti che gli appartennero o che lo ricordano e una serie di sue fotografie con autografo. Sono esposte poi divise, camicie, berretti e giubbe rosse di alcuni “Garibaldini”. I nomi e i ritratti dei volontari comaschi che presero parte alla leggendaria impresa dei Mille sono raccolti in un grande quadro. Nella sala, inoltre, si possono ammirare le divise e i cimeli di tre validi collaboratori di Garibaldi provenienti dal Comasco: il colonnello Enrico Pessina, il generale Giuseppe Sirtori e il ministro Paolo Carcano.

La seconda parte del percorso riguarda, invece, la storia contemporanea. Attraverso un piccolo locale nel quale sono esposti cimeli delle Campagne d’Africa (dalla fine dell’Ottocento al 1936) si accede sala dedicata alla Grande Guerra, che intende ricordare i veri protagonisti delle vicende belliche. Vi sono interessanti cimeli bellici ed elementi dell’equipaggiamento, come copricapi, contrassegni di reparto, maschere antigas, borracce, giberne, lampade, un telefono da campo, oltre a pugnali, pistole, baionette, bombe a mano, moschetti e fucili, lanciabombe da trincea e una mitragliatrice, a cui si aggiungono alcuni cartelli indicatori provenienti dalle trincee del Grappa. Entro una nicchia è esposta una divisa da Fante del 67° Reggimento di Fanteria di Linea italiana completamente equipaggiato. Lungo le pareti laterali si fronteggiano cimeli degli opposti eserciti italiano ed austriaco attorno alle fotografie dei loro sovrani: il re Vittorio Emanuele III a sinistra e l’imperatore Francesco Giuseppe a destra.

Si passa poi ad un piccolo corridoio dedicato agli Eroi Comaschi, con le Medaglie al Valore dedicate a valorosi Comaschi dal 1849 sino all’ultimo conflitto, con il ricordo anche di personaggi noti, come Cesare Poggi, Antonio Sant’Elia e Giuseppe Sinigaglia.

Conclude l’esposizione la sala dedicata alla seconda guerra mondiale, che è divisa in due sezioni. La prima è dedicata agli anni 1940-43, con cimeli che ricordano quasi tutti i fronti su cui si è combattuto, ai quali si aggiungono anche le testimonianze dell’impegno dei civili comaschi nel conflitto. L’altra sezione ospita i cimeli riferibili al periodo successivo all’armistizio dell’8 settembre 1943, con testimonianze relative alla Repubblica Sociale e alla Resistenza. Il Museo vuole però parlarci soprattutto dei protagonisti locali: molto toccante è la vicenda della famiglia Venini, originaria di Varenna, che vide padre e figlio morire entrambi in due diverse guerre, nel 1916 e nel 1941.

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