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Sezione del collezionismo

La sezione dedicata al collezionismo archeologico dell’Ottocento presenta reperti di culture diverse acquisiti per lo più grazie all’eredità di un importante collezionista comasco, Alfonso Garovaglio. In questa sezione attualmente sono esposti i reperti egizi, i vasi greci e magno-greci, i bronzetti, le gemme, le monete, nonché la raccolta preistorica di I. Regazzoni.

La collezione egizia comprende un migliaio di oggetti raccolti o acquistati per documentare vari aspetti della produzione artistica dell’antico Egitto, oppure per curiosità scientifica, come gli animali imbalsamati e le mummie. Spicca fra tutti un sarcofago in cartonnage, costituito cioè da vari strati di tela stuccata e accuratamente dipinta, che conserva al suo interno la mummia della sacerdotessa Isiuret. Ornano il sarcofago numerose immagini di divinità accompagnate da iscrizioni che invocano protezione, in cui compaiono il nome della defunta, i suoi titoli e la sua genealogia.
Nel 1990 la mummia di Isiuret venne sottoposta alla TAC presso l’ospedale “S. Anna” di Como, che ha stabilito l’età della sacerdotessa fra i 18 e i 30 anni.
Tra gli altri reperti si notano numerosi usciabti, le statuette in faience o legno che, poste nelle tombe, assolvevano, secondo le credenze magico-religiose egizie, alla funzione di servire il defunto nell’aldilà, come pure diversi bronzetti, le statuette rappresentanti le divinità più popolari e diffuse, in particolare la triade costituita da Osiride, Iside e il figlio Horo.
Nell’antico Egitto si faceva largo uso di amuleti, con lo scopo principale di proteggere il corpo e ogni aspetto della vita stessa. Gli scarabei, in particolare, garantivano al defunto la continuazione di ogni funzione vitale nell’aldilà, poiché lo scarabeo era identificato con il simbolo del dio sole Ra al suo sorgere: il geroglifico a forma di scarabeo ha infatti il significato di “divenire”, “rinnovarsi”, e questo significato portò alla diffusione dell’uso funerario.

La sala più prestigiosa del Museo, la sala Perrone, ospita in quattro vetrine di cristallo un centinaio di vasi figurati greci e magno-greci. Sono rappresentate le principali classi ceramiche della Grecia antica (ceramica corinzia, attica a figure nere e a figure rosse), cui si affiancano pregevoli prodotti della ceramografia italiota, in particolare apula e campana, oltre a vasi a decorazione geometrica delle popolazioni indigene dell’antica Puglia. Le immagini dei vasi attici ci introducono in un universo ormai scomparso, tra guerrieri e divinità, cittadini esemplari ed eroi del mito; carichi di suggestioni e di valenze rituali, i vasi apuli a figure rosse, sui quali compaiono scene nuziali ed enigmatici volti femminili, evocano il multiforme mondo di Dioniso; vivaci e briosi, i vasi prodotti nell’antica Paestum ci riportano ancora una volta all’immaginario dionisiaco, come il piccolo Eros dipinto dal pittore Asteas, o riflettono gli aspetti della vita quotidiana, come il piatto con figure di pesci. Ugualmente degni di nota, i vasi delle popolazioni dell’antica Apulia mostrano ricchi schemi decorativi giocati sull’alternarsi di motivi geometrici in rosso e nero.

La collezione di gemme e paste vitree è esposta al centro della sala in cui sono collocate le grandi tele raffiguranti alcuni personaggi della famiglia Giovio. Si tratta di 66 intagli che vanno dagli scarabei etrusco-italici del IV secolo a.C. alle gemme neoclassiche del XIX secolo d.C., sebbene il nucleo più consistente sia rappresentato dagli esemplari d’età romano-imperiale. Al centro si trovano altrettante repliche di originali che i collezionisti commissionavano per arricchire la loro raccolta, realizzate in pasta di vetro di vari colori.

Nella sala adiacente è esposta una parte della notevole collezione numismatica del Museo, che fu a suo tempo arricchita dalla copiosa donazione Ambrosoli. Le monete coprono un arco cronologico che va dall’età greca fino all’età moderna e provengono da tutte le regioni dall’Italia e dai più disparati paesi dei cinque continenti.

Una piccola sala ospita invece, all’interno di due vetrine ottocentesche restaurate, circa 160 bronzetti, per lo più statuette votive, ma anche amuleti, elementi di arredo, strumenti. Una vetrina raccoglie i bronzetti di produzione italica compresi fra il VII e il II secolo a.C. raffiguranti una divinità  o, più spesso, un devoto che compie un’offerta. La seconda vetrina contiene invece gli esemplari di epoca romana: numerosi bronzetti raffiguravano soggetti religiosi e venivano collocati nei templi o nei larari, i tempietti domestici, ma anche gli arredi domestici erano spesso decorati da figure in bronzo.

La sala della collezione Regazzoni si segnala perchè riproduce fedelmente l’allestimento originale ottocentesco, di cui sono state riutilizzate le vetrine; su una parete campeggia ancora un affresco rappresentante i siti palafitticoli del lago di Varese, dipinto appunto in occasione del primo allestimento. Nella sala si trovano allineate con cura centinaia di lame, schegge, punte di freccia in selce, asce di pietra levigata, frammenti di vasi, resti di animali, manufatti in legno, corno e osso provenienti dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Polonia, dalla Danimarca e perfino qualcuno dall’America. Non manca, ovviamente, un’abbondante documentazione sulle stazioni preistoriche italiane, soprattutto lombarde, e in particolare dell’area varesina.

La collezione di Alfonso Garovaglio raccoglie anche reperti di provenienza orientale esaminati dall’archeologo comasco Francesco Ballerini, che si era distinto negli studi di antichità orientali. Grazie al suo lavoro fu possibile leggere e interpretare le iscrizioni geroglifiche e cuneiformi che corredavano molti di questi pezzi. Il mondo mesopotamico viene così svelato attraverso l’esposizione di alcuni oggetti appartenenti a diverse epoche e civiltà, lungo un arco cronologico di oltre 3000 anni.
Alle civiltà Sumerica, Accadica, Babilonese e Assira si possono ricondurre diversi sigilli a cilindro, oltre ad un astuccio e un mattone in argilla babilonesi con testi in cuneiforme.
L’impero assiro è testimoniato anche da due splendidi frammenti di rilievi che dovevano decorare le sale dei palazzi di Ninive.
I sigilli achemenidi e sasanidi ci raccontano gli ultimi secoli di questa civiltà, quando entrò in contatto con i Greci, i Romani e i Bizantini, fino alla definitiva conquista araba.

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